Il Libro Nero di uno strimpellatore - DOMENICO NORDIO, OFFICIAL WEBSITE

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AGENTE FAI DA TE

DOMENICO NORDIO, OFFICIAL WEBSITE
Published by in ARTICOLI · 7 September 2019
Carissimi giovani musicisti, voi che vi affacciate al mondo concertistico e non avete agente o segretario che possa fare il lavoro sporco, sappiate che esistono delle regolette nelle comunicazioni scritte con le stagioni che valgono anche per i nativi digitali. Potrà essere inconcepibile, ma sono esistiti tempi nei quali larga parte del lavoro di promozione avveniva con lettere battute a macchina, ed erano dei bei tempi perché le missive venivano più e più volte ricontrollate per evitare errori irreparabili. Oggi basta il click distratto di un mouse per precludere il buon esito delle trattative, in un ambiente nel quale anche solo una parola sbagliata può tagliar fuori.

Sarò accademico (deformazione professionale).

Dare sempre del Maestro ai direttori artistici. Tante volte le email iniziano con un generico “Signor”: vero è che Signori si nasce e Maestri si diventa, ma è sempre bene evitare gaffe perché il più delle volte chi decide i cartelloni ha avuto a che fare con uno strumento musicale. Lasciate che siano loro a qualificarsi, eventualmente, in modo diverso.

Mai gonfiare il curriculum. Le informazioni che vi riguardano sono facilmente reperibili e i contatti fra addetti che vivono a distanza siderale sono agevolati: il rischio non è solo quello di essere sbugiardati dal destinatario della proposta, ma di essere messi in una sorta di Black List accessibile a molti dei responsabili artistici di stagioni affini, quelli che fanno rete per ragioni economiche (se un artista, ad esempio, è in tour nella stessa area i costi vivi di viaggio si abbattono e i concerti ripetuti vengono considerati repliche, con relativo sconto sui cachet).

Non essere insistenti. I direttori artistici lavorano anche per sentito dire e per le ragioni già descritte non è il caso di passare per dei molestatori seriali: una semplice email è più che sufficiente, soprattutto se hanno già pensato a voi.

Essere esaustivi nelle comunicazioni, ma non verbosi. Chi decide ha sopra la propria scrivania centinaia di proposte che arrivano a qualsiasi ora del giorno e della notte, non è il caso di annoiare con la lista dei concerti da voi eseguiti in vita e dei pezzi che avete studiato negli ultimi decenni: due o tre programmi, tre righe di biografia, eventuali periodi disponibili e stop.

Evitare assolutamente di indicare cifre relative a cachet e rimborsi. Detto che se un direttore artistico non vuole un musicista non lo vuole nemmeno se costa zero, non si deve mai dismettere la veste dell'artista per indossare quella dell’affarista o, ancor peggio, del mercenario: affidare sempre a persone terze la contrattazione (tra l'altro chi non è direttamente coinvolto in genere riesce a tenere una linea di condotta coerente perché ha meno paura di perdere il concerto).

Evitare accuratamente le Mailing List. Non c’è approccio peggiore che definire in modo generico il direttore artistico, senza chiamarlo per nome: conosco molti alti dirigenti che bloccano le catene via email con efficaci filtri antispam (e fanno bene).

Essere pazienti. Scrivere per chiedere conferma della ricezione del messaggio precedente è il gesto tipico di chi è ansioso perché non ha molte occasioni da cogliere: così come voi siete giunti al direttore artistico lui può giungere a voi, se ne ha davvero la voglia.

Ingoiare il rospo e incrociare le dita. Nel caso molto probabile di un no niente cenni di delusione o di insoddisfazione: ringraziare sempre per l’attenzione e confidare in occasioni migliori.

Carissimi giovani musicisti, in bocca al lupo e buon fegato a tutti.

© ARCHI MAGAZINE, 2019


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