GLI ESCLUSI

IL LIBRO NERO
DI UNO STRIMPELLATORE
© Domenico Nordio-DNC, 2022
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GLI ESCLUSI

Domenico Nordio
Pubblicato da Domenico · 17 Ottobre 2022
Scritturare un giovane appena premiato ha i suoi vantaggi economici: lo si paga molto meno, e a volte lo si paga zero, con la scusa dei "concerti offerti". Ma permette anche di variare i cartelloni, sempre alla ricerca di novità, per evitare le sale vuote. Con la crisi economica, e il reale rischio di chiusura dei teatri, il fenomeno si è accentuato ed è comprensibile; tra l'altro, la possibilità di un flop è praticamente nulla, perché chi piglia un premio ha già ampiamente dimostrato di saper suonare.
Ma per i vincitori il boom dura fino alla proclamazione dei vincitori seguenti, che magari sono della stessa nazionalità, e quindi hanno lo stesso potenziale mercato. Poi anche loro entrano nel calderone senza fondo dei musicisti in carriera, dal quale i direttori artistici attingono a piacere, sulla base di gusti e simpatie personali. E cominciano i problemi veri, quelli da navigazione a vista.

In ogni caso, i concorsi aiutano a sdoganare il nome. Non posso negarlo, essendo io stesso un loro figlio. Ma hanno il limite, inaccettabile, dell'età massima per i partecipanti, che è sempre più bassa. Perché non offrire ad un quarantenne la possibilità di potersi mettere in gioco? Forse un trentenne, oggi, è da considerarsi vecchio e irrecuperabile?
Quando ero parte del consesso della Federazione Mondiali dei Concorsi, avevo proposto la cancellazione di tale limite, trovando una opposizione pressoché unanime. L'obiezione basica è stata, a suo modo, incontestabile: il vincitore adulto sarebbe stato meno gestibile, a partire dal fatto che avrebbe preteso dei cachet dignitosi, dovendosi egli mantenere. E di alzare i costi del tour dei premiati, abbassando il tornaconto delle stagioni scritturanti, non si è nemmeno potuto parlare.

Ok.

Allora, perché non mettere "a concorso" una parte dei cartelloni concertistici, con il meccanismo del "provino" per tutti? Nello spettacolo, il provino è ampiamente utilizzato. Lo fanno fior fiori di attori, di teatro e di cinema; lo si fa per l'opera lirica (meglio non approfondire su come, meglio); lo ha fatto persino la Michielin per la conduzione di X-Factor. Perché non avviene per la musica sinfonica e da camera? Provini che non dovrebbero essere quelli del tutto privati, eh, quelli che troppo spesso finiscono sui morbidi sofà, a luci soffuse e prosecchino per romepere il ghiaccio. Ciò darebbe la possibilità ai fuori quota di non sentirsi esclusi e toglierebbe una parte di alibi ai sovrintendenti, che imperversano con le loro insindacabili scelte (inattaccabili, essendo l'arte soggettiva, anche nei giudizi).
Non succederà mai.

Amen.

(Sono felice di essere giunto alla pace dei sensi: sopravvivere di musica classica è diventato un miraggio, anche per i più talentosi).


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