RISPETTO

IL LIBRO NERO
DI UNO STRIMPELLATORE
© Domenico Nordio-DNC, 2022
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RISPETTO

Domenico Nordio
Pubblicato da Domenico · 3 Novembre 2022
Gramellini, sul Corsera, ha scritto che essere uomini colti non significa necessariamente essere uomini di talento. Ha perfettamente ragione. Per questo mai mi permetterei di giudicare le esecuzioni di Beethoven e di Bach di Morgan: per suonare decentemente dei capolavori al pianoforte, bisogna avere quel talento che lui temo non abbia.

Ma un uomo colto deve essere rispettoso per le opere d'arte, anche per quelle inavvicinabili. Anzi: soprattutto per quelle. Morgan, quando alza il dito medio in palcoscenico, quando sbaglia note e ritmo, fregandosene del segno scritto in partitura, quando trasfigura il capolavoro in clownerie, compie uno sfregio. Uno sfregio che, se riguardasse la violazione di un dipinto, sarebbe universalmente percepito quale crimine. Per un uomo di cultura, che differenza c'è fra il disegnare un paio di baffi sulla Gioconda e massacrare la Patetica del genio di Bonn? Per non parlare della mancanza di considerazione per quei musicisti, di tutti i livelli, che studiano decenni su decenni prima di calcare le scene. E che vengono impallinati quando non si avvicinano alla perfezione.

Spero che Sgarbi, al quale non manca "cultura", comunque la si pensi sul personaggio, rifletta per bene sulla scelta di affidare a Morgan il settore musica. Anche perché altri, a lui molto vicini, potrebbero garantire il necessario rispetto per l'arte, per gli artisti e per i tantissimi addetti che si occupano di produzione musicale.

Butto lì un nome: Nazzareno Carusi, un fu pianista, del quale ho perso le tracce da tempo, con il quale ho avuto occasione di collaborare, una vita fa. Da un po' di anni è un politico di Forza Italia, e quindi sicuramente favorevole al governo Meloni; è bene introdotto nel mondo manageriale, perciò dotato di esperienza gestionale; è di statura artistica infinitamente più elevata rispetto al fu cantante dei Bluvertigo. Potrebbe essere la figura giusta.
Le speranze sono pochissime: la cultura "di destra" non è mai riuscita a smarcarsi dal ruolo subalterno a quella "di sinistra", fin dal dopoguerra.
Non a caso.


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